Autore gianluca@carelli.org - Gio, 23/11/2017 - 16:24

All’udienza del 21 dicembre 2017 le Sezioni Unite della Cassazione affronteranno e, si auspica, chiariranno la questione dell’interpretazione e dall’ambito applicativo delle norme della cd. Legge Gelli-Bianco (L. n.° 24/2017) che, in tema di colpa medica, hanno sostituito la precedente disciplina contenuta nella L. n.° 189/2012 cd. Legge Balduzzi.

Alla IV sezione della corte di cassazione era stato assegnato il fascicolo processuale relativo ad un caso di lesioni colpose ascritte ad un medico specialista per supposta inosservanza delle linee guida vigenti nello specifico settore clinico.

Il Presidente della sezione ha evidenziato che sulla portata innovativa della recente modifica legislativa si è iniziato a registrare un contrasto giurisprudenziale tra i giudici di legittimità.

Secondo un primo orientamento, la nuova normativa, abrogando la disposizione della Legge Balduzzi che escludeva la rilevanza penale della colpa lieve in contesti regolati da linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, ha introdotto una più severa normativa che non consente distinzioni connesse al grado della colpa, mentre per i fatti anteriori all'entrata in vigore della Legge Gelli – Bianco trova ancora applicazione la citata normativa del 2012, in quanto più favorevole con riguardo alla limitazione della responsabilità ai soli casi di colpa grave.

A fronte di ciò, altro orientamento ha invece affermato che il secondo comma dell'art. 590 sexies c.p., introdotto dalla L. n.° 24/2017, è norma più favorevole rispetto a quanto prevedeva la L. n.° 189/2012, in quanto prevede una causa di non punibilità dell'esercente la professione sanitaria collocata al di fuori dell'area di operatività della colpevolezza, operante – ricorrendo la condizione del rispetto delle linee guida o, in mancanza, delle buone pratiche clinico-assistenziali, adeguate alla specificità del caso – nel solo caso di imperizia e indipendentemente dal grado della colpa, essendo compatibile il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche con la condotta (anche gravemente) imperita nell'applicazione delle stesse. 

La questione attiene evidentemente all'interpretazione del secondo comma dell'art. 590 sexies c.p., che prevede, con riferimento ai fatti di cui agli artt. 589 e 590 c.p. commessi nell'esercizio di una professione sanitaria, che "qualora l'evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto".

Compito delle Sezioni Unite sarà dirimere il contrasto interpretativo individuando in concreto quale sia la disciplina più favorevole al reo tra quella dettata dall'art. 3, comma 1, della Legge Balduzzi e quella introdotta dall'art. 6 della L. Gelli - Bianco. 

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