Autore gianluca@carelli.org - Mar, 21/11/2017 - 18:48

Con la sentenza n.° 53003 del 21 novembre 2017 la Cassazione segna un orientamento innovativo in materia di confisca di prevenzione affermando che la misura non può essere disposta automaticamente sui beni del presunto evasore fiscale.

Secondo la Suprema Corte, prima di adottare la confisca di prevenzione deve essere accertata la pericolosità generica del contribuente in quanto il mero status di evasore fiscale non è sufficiente ai fini del giudizio di pericolosità generica che legittima l'applicazione della confisca.

I requisiti di stretta interpretazione necessari per l'assoggettabilità a tale misura sono indicati dagli artt. 1 e 4 D.lvo n.° 159/2011 e concernono i soggetti abitualmente dediti a traffici delittuosi che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività illecite, requisiti questi non automaticamente e necessariamente sovrapponibili all'evasore fiscale.

Nel caso di specie la Cassazione ha accolto il ricorso di un notaio che si era visto confiscare degli immobili di sua proprietà nell’ambito di un’inchiesta per frode fiscale senza la preventiva valutazione, da parte dei giudici di merito, dell’intervenuta conciliazione con l’amministrazione finanziaria, elemento questo che al contrario avrebbe dovuto essere considerato per stabilire se qualificarlo come evasore seriale che abitualmente tare i suoi proventi da attività illecite oppure no.

Ora gli atti torneranno alla corte d’appello che, sulla base del principio dettato in sede di legittimità, dovrà riconsiderare l’applicabilità di tale misura patrimoniale di prevenzione.

Cass. Pen., Sez. VI, n.° 53003/2017 

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