Autore gianluca@carelli.org - Mar, 21/11/2017 - 09:57

L'accesso alla casella di posta elettronica altrui, contro la volontà del titolare, è comportamento idoneo ad integrare il reato previsto e punito dall'art. 615 ter c.p. (accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico) anche se chi lo commette era a conoscenza della password personalizzata.

Questo il principio espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.° 52572/2017 depositata il 17/11/2017 giudicando punibile perseguibile la condotta della moglie che, entrata nell'account dell'ex marito, per dispetto ne ha modificato la password e la domanda di recupero.

Sostengono i giudici che la conoscenza della password di accesso non esclude affatto la sussistenza del reato in questione in quanto la casella di posta elettronica rappresenta pur sempre uno spazio di memoria protetto ovvero un sistema informatico, in senso lato, destinato alla memorizzazione di messaggi o di informazioni di altra natura nell'esclusiva disponibilità del suo titolare identificato da un account registrato presso il provider del servizio.

Cass. Pen., Sez. V, n.° 52572/2017

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