Autore gianluca@carelli.org - Gio, 23/11/2017 - 17:04

La ripartizione dell'onere probatorio in sede civile tra attore e convenuto nelle azioni di risarcimento dei danni scaturenti da malpratice sanitaria equivale a stabilire in mano a chi debba rimanere il cerino acceso.

Con una pronuncia quantomeno discutibile, la Cassazione non fa certo buon uso dei principi di diritto che regolamentano la materia.

Secondo la Suprema Corte, in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, incomberebbe sul paziente che agisce per il risarcimento del danno l'onere di provare il nesso di causalità tra l'aggravamento della patologia, o l'insorgenza di una nuova malattia, e l'azione o l'omissione del personale sanitario, mentre, ove il danneggiato abbia assolto a tale onere, spetterebbe alla struttura dimostrare l'impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, provando che l'inesatto adempimento è stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l'ordinaria diligenza.

In applicazione di tale principio, i giudici di legittimità hanno confermato la sentenza di merito, che aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta dalla vedova di un paziente deceduto, per arresto cardiaco, in seguito ad un intervento chirurgico di asportazione della prostata cui era seguita un'emorragia, sul rilievo che la mancata dimostrazione, da parte dell'attrice, della riconducibilità eziologica dell'arresto cardiaco all'intervento chirurgico e all'emorragia insorta, escludeva in radice la configurabilità di un onere probatorio in capo alla struttura.

L'affermazione della Cassazione per cui "se, al termine dell'istruttoria, resti incerta la reale causa del danno, le conseguenze sfavorevoli in termini di onere della prova gravano quindi sull'attore" non è condivisibile, in quanto qualora la morte del paziente sia verosimilmente riconducibile a più fattori dotati di pari efficacia causale - fra cui compaia anche la (dubbia) condotta negligente del sanitario - e non sia possibile stabilire quale tra i più fattori abbia effettivamente provocato l'evento morte, il nesso di causalità va individuato in base alla regola del riparto degli oneri secondo il principio della vicinanza della prova con la conseguenza che graverà sul personale medico e/o sulla struttura sanitaria provare che il proprio inadempimento o inesatto adempimento non è stato quello che ha provocato il decesso.

Cass. Civ. Sez. III, n.° 18392/2017

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