Autore gianluca@carelli.org - Lun, 20/11/2017 - 21:41

Il contribuente imputato per omesso versamento IVA ha diritto alla concessione di un termine di tre mesi per saldare la rateizzazione concordata con il fisco ed evitare il processo penale come previsto dalla versione novellata dell'art. 13 D.lvo n.° 74/2000 anche se l'entrata in vigore è avvenuta in corso di causa.

Lo ha sancito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n.° 52640 del 20 novembre 2017, ha accolto il ricorso di un imprenditore milanese per aver omesso il versamento di circa trecentomila euro di IVA.

L'imputato aveva ottenuto una rateazione del proprio debito erariale, ma, in primo grado, il tribunale lo aveva condannato. La Corte d’Appello aveva respinto la richiesta di concessione del termine di tre mesi previsto dalla nuova normativa per il saldo con decisione che ora è stata ribaltata in sede di legittimità.

Ancora una volta la Suprema Corte ha ribadito la retroattività delle norme più favorevoli al contribuente introdotte dal D.lvo n.° 158/2015. affermando il principio per cui "In tema di reati tributari, la causa sopravvenuta di non punibilità contemplata dall'art. 13 del D.lvo n.° 74/2000, come sostituito dall'art. 11 del D.Lvo n.° 158/2015 - per la quale i reati di cui agli articoli 10 bis, 10 ter e 10 quater non sono punibili se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti - è applicabile ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.lvo n.° 158/2015, anche qualora, alla data predetta, era già stato aperto il dibattimento, e quindi deve concedersi il termine di tre mesi nelle ipotesi di rateizzazione in corso del debito tributario, per il pagamento del debito residuo. Termine obbligatorio e non facoltativo come il secondo termine di tre mesi".

Cass. Pen., Sez. III, n.° 52640/2017

Tag articolo